Che cosa succede se Bonino vince nel Lazio?

Emma Bonino, putacaso, vince la regione Lazio. Per ora è immaginazione, ma c’è già chi, nel Pd, immaginando scherza amaro sulla possibile (fastidiosa) moltiplicazione di frasi simili a quella detta da Bonino durante la videochat della Stampa: “Il Pd è in una fase convulsa. Un partito che riesce a far fuori due segretari in due anni non gode di moltissima salute”. Non si può dire, in effetti, che Bonino brilli per generosità nei confronti del segretario democratico.
6 AGO 20
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Emma Bonino, putacaso, vince la regione Lazio. Per ora è immaginazione, ma c’è già chi, nel Pd, immaginando scherza amaro sulla possibile (fastidiosa) moltiplicazione di frasi simili a quella detta da Bonino durante la videochat della Stampa: “Il Pd è in una fase convulsa. Un partito che riesce a far fuori due segretari in due anni non gode di moltissima salute”. Non si può dire, in effetti, che Bonino brilli per generosità nei confronti del segretario democratico – ma tanto lui ha sempre risposto con un “Emma è una fuoriclasse” a chi criticava la sua scelta di accodarsi all’autocandidata nota per le battaglie su divorzio e aborto e ai (pochi) cattolici democratici che dai blog gli chiedevano: “Pier Luigi, ma ti rendi conto chi ci siamo messi in casa?”.
Tuttavia l’abitudine della candidata radicale a esternare severamente sui guai del Pd è nulla in confronto ai piccoli e grandi grattacapi che i primi cento giorni di Emma Bonino governatrice potrebbero portare (non solo al Pd) in caso di vittoria, al netto delle lamentele degli arrabbiati della sinistra ex arcobaleno sulla Bonino liberista e dei cinematografari puri spaventati dall’equidistanza di Bonino tra cinema e fiction. La candidata, di suo, martella parecchio sulle cliniche private convenzionate che dovrebbero passare a un regime di “trasparenza dei letti”, uniformandosi agli ospedali per disponibilità. Il fatto che molte cliniche private convenzionate siano cattoliche è già un pungolo d’ansia per qualche dirigente del settore, impensierito all’idea che le storiche convinzioni boniniane possano in qualche modo dirigere la scure “pro trasparenza dei letti” soprattutto sulle cliniche cattoliche. Sul settore pubblico, d’altro canto, la candidata non manca di far balenare la cacciata dei partiti dalla sanità e l’introduzione di un sistema di “valutazione su personale e assenze” – provvedimenti che, se attuati, creerebbero grane anche al centrosinistra (che conta molti addentellati negli ospedali).
Un esponente del Pd, immaginandosi tra un mese con Bonino governatrice, prevede non tanto “una deriva zapaterista sui grandi temi”, bensì “una minuziosa e capillare campagna radicale contro gli enti ecclesiastici sul territorio”, sul genere di quella lanciata dai Radicali nel 2007 contro gli enti ecclesiastici proprietari di immobili a Roma, accusati (con risonanza sulla Stampa) di “sfrattare i poveri per dare i palazzi ai ricchi”. Fatto sta che a Roma comincia a circolare la battuta: “Non è che la Bonino smantella pure il Bambin Gesù?”. Ma i fastidi maggiori potrebbero venire (a laici e cattolici indistintamente) dall’applicazione della “trasparenza dei letti” ad altri campi: Bonino promette infatti trasparenza sulle nomine, trasparenza sui conti, trasparenza sui processi e persino un assessore alla trasparenza – e c’è chi teme che, dietro la bandiera della “trasparenza”, possano in futuro passare, con corredo di piazze situazioniste a far pressione, iniziative di ispirazione pannelliana cui il Pd non potrà, pur volendo, dire no (senza contare che l’assessore alla Trasparenza potrebbe essere estratto dal cassetto radicale e non da quello democratico).
Alla trasparenza si aggiunge l’idea gemella della “premialità e sanzione” – Bonino vuole “monitorare” ogni tre anni l’attività dei dirigenti, pare secondo il modello delineato da Piero Ichino (le lamentele dei dirigenti presso il Pd sono già in viaggio). Né il chiodo fisso dei rifiuti, per cui Bonino promette viaggi a Bruxelles per evitare condanne Ue, eviterà in prospettiva il malumore di chi, a sinistra, si era immaginato un passaggio più soft ai modelli europei. Passata la buriana tra staff di Emma Bonino e staff del senatore democratico Lucio D’Ubaldo, responsabile del programma, per via dell’antica avversione di D’Ubaldo ai registri sulle unioni civili ai tempi di Veltroni, chi assicura che la pace reggerà in caso di elezione, accanto a Emma, degli attivisti pro coppia di fatto che abbondano nella lista (Bonino) e nel listino?